Lorient base of U-Boats by photo: today

Lorient: la tana dei lupi

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Kéroman I slipway entrance

Abstract

Dopo la sconfitta della Francia si apre per la Germania di Hitler una nuova opportunità per pattugliare con maggiore efficacia l’oceano Atlantico, a caccia di navi nemiche e non, al fine di strangolare il flusso di approvvigionamenti, armamenti, attrezzature, materie prime, petrolio e cibo, che dal Nord America affluiscono in soccorso della Gran Bretagna.

Le cinque basi sulla costa atlantica francese, Brest, Lorient (Kéroman), Saint Nazaire, La Rochelle (La Pallice), Bordeaux, rappresentano le “tane dei lupi” ideali per sorvegliare l’Oceano Atlantico nord-orientale e per rifugiarvisi in caso di bisogno.

I “lupi” che partono alla ricerca di prede sono i famigerati U-Boot1, i mezzi navali più temuti della Germania nazista.

La tattica adottata, voluta dal loro comandante in capo, il Kommodore Karl Dönitz, è conosciuta come Rudeltaktik, la “tattica della muta”.

Vedremo di seguito le installazioni ancora esistenti in una delle basi, la principale, a oltre 70 anni dalla fine della guerra ed esamineremo i fatti più importanti legati alla base di Lorient, con alcuni cenni alle scoperte scientifiche e alle tecnologie conseguenti che ebbero una parte di primo piano nella Seconda Guerra mondiale.

Premessa

La guerra tra Germania e Francia si conclude con la sconfitta di quest’ultima nel giugno del 1940. Il nord del Paese e una fascia costiera sull’Atlantico sono occupati militarmente dalla Germania, mentre il resto della Francia passa sotto l’amministrazione di un governo francese, con sede a Vichy, guidato dal maresciallo Pétain2.

La Kriegsmarine approfitta della disponibilità della costa atlantica per intraprendere con celerità la costruzione di basi per sommergibili: la prima ispezione per individuare le future basi viene effettuata il 23 giugno 1940, appena un giorno dopo la firma dell’armistizio, e i lavori iniziano nel 19413, affidati alla Organizzazione Todt4, e proseguiranno fino al 1944, anno in cui verranno sospesi per mancanza di materiale e uomini.

Dopo la sconfitta della Germania e la liberazione della Francia, le basi tornarono nella disponibilità dei Francesi, che ne utilizzarono alcune per la loro Marina Militare.

La base di Kéroman

Il 28 giugno 1940 viene deciso di costruire la principale base degli U-Boot nella penisola di Kéroman, requisendo un’area di 20 ettari5, destinata a ospitare la 2ª e la 10ª flottiglia di sommergibili. Qualche mese dopo i primi U-Boot iniziano a frequentare la base per rifornimenti e manutenzioni varie, effettuate da operai tedeschi provenienti dalla base di Wilhelmshaven, che possiede il più grosso porto tedesco che si affaccia sul Mare del Nord. A fine agosto del ’40 la base è attaccata da bombardieri britannici, per cui si rende necessaria la fabbricazione di ricoveri in cemento armato, con un tetto di 3,5 m, capace di resistere alle più potenti bombe note all’epoca. A gennaio del ’41 l’Organizzazione Todt inizia la costruzione di due Dom-Bunker (chiamati anche Bunker-Cattedrale, con pareti molto inclinate per attenuare l’impatto diretto delle bombe aeree di piccolo calibro), ognuno capace di ricoverare un sommergibile di tipo II (250 t), serviti dal preesistente slipway del porto di pesca.6 Oltre 15.000 persone (che arrivano a essere circa 25.000 considerando gli operai impegnati nella costruzione dell’aerodromo), alloggiate in baracche ben mimetizzate in un raggio di 15 km intorno a Kéroman, lavorano in condizioni rischiose alla costruzione dell’enorme base7, 24h/24 con turni di 12h. Di notte si lavora con luce artificiale, tranne quando la base è sotto attacco aereo8. Tre blocchi giganteschi di cemento armato, cemento e granito, denominati K1, K2 e K3, sono edificati tra febbraio 1941 e gennaio 1943.9

A Kéroman II viene costruita anche una caserma a prova di bombe, equipaggiata con aria condizionata, riscaldamento e areazione, capace di ospitare 1000 uomini del personale dell’arsenale. Mense, una cambusa, spogliatoi e un cinema completano le dotazioni.10

Kéroman III, che è il blocco più grande di tutti, nel 1944 è dotato di doppio tetto, dove quello più basso è costituito da 3,5 metri di cemento armato e quello superiore, distante 3 metri da quella inferiore, da travi regolarmente distanziate tra loro. Questo stile di costruzione (fangrost), sviluppato alla fine del 1943 per fronteggiare le nuove e più potenti bombe alleate, fa in modo che le bombe perforanti esplodano nello spazio tra i due tetti, usato come camera di scoppio, piuttosto che penetrare nel bunker principale sottostante. Una bomba di 5,5 t (Tallboy) cade infatti sul tetto senza creare danni all’interno del blocco.

Nel sottosuolo roccioso della base, tra i 12 e i 17 m, sono realizzati dei rifugi antiaerei per una lunghezza totale di 1.200 m, con numerose entrate e uscite.11

Nota12

Kéroman I

Kéroman II

Kéroman III

Data di costruzione

da febbraio a settembre 1941

da maggio a dicembre 1941

da ottobre 1941 a gennaio 1943

Lunghezza

120 metri

120 metri

138 metri

Larghezza

85 metri

138 metri

170 metri

Altezza

18 metri

18 metri

20,5 metri

Spessore dei tetti

3,5 metri

3,5 metri

7,5 metri

Spessore dei muri13

4 metri

4 metri

4 metri

Varie

Il KI comprende cinque alveoli chiusi da porte blindate, l’alveolo in acqua dello slipway, e uno spazio riservato per l’argano di sollevamento di quest’ultimo.

Il KII ha sette alveoli e un garage che ospita la piastra di traslazione e i due trattori, al posto del Museo del Flore.

Il blocco KIII non è progettato per lo stesso scopo dei primi due. Con sette darsene in grado di ospitare 13 sottomarini, questa costruzione più classica è simile a quelle di altre basi del Vallo Atlantico (Saint-Nazaire, Bordeaux …). Lo spessore del tetto, costruito seguendo il ritmo dell’evoluzione del tonnellaggio delle bombe alleate, varia da 7,5 a 9 m.

Nel corso del 1943 inizia la costruzione del blocco IV, necessario per accogliere i più grossi sommergibili della flotta nazista, i tipo XXI, più alti dei predecessori e circa 10 m più lunghi del tipo VII14. La costruzione prosegue a rilento e viene interrotta nell’aprile del 1944, per mancanza di materiale e per l’imminenza dello sbarco degli Alleati, il D-Day.

Del progetto K4 è ancora visibile oggi la parete laterale della futura stazione ferroviaria delimitante le due rotaie della via ferrata del K3.

In tutto, verrà impiegato oltre un milione di metri cubi di cemento per costruire il più vasto insieme architetturale mai edificato sul territorio francese durante la Seconda Guerra mondiale15, capace di ospitare e proteggere 25 sommergibili.

Il blocco K1 è fornito di slipway (piano inclinato), tuttora visibile, che permette l’estrazione dei sottomarini dall’acqua in circa 35 minuti e il loro ricovero in K1 oppure in K2, al riparo da bombardamenti aerei, in un tempo totale di 60 minuti. Lo slipway (qui in una ricostruzione della base mostrante i bunker K2 e K1 che si fronteggiano) fu reso necessario dalla costituzione rocciosa del terreno su cui si trovava la base, che di fatto impediva la costruzione rapida di bacini in acqua. Eccone il funzionamento16 in cinque fasi:

  1. Entrata del battello nello slipway: un carrello a forma di cuneo, sul quale riposa una culla di ferro, scende fino alla base del canale dello slipway su un piano inclinato del 10%. Si aprono le porte della chiusa e il sommergibile entra nel canale.

  2. Prosciugamento dello slipway: si chiudono le porte della chiusa e si pompa fuori l’acqua del canale. Il battello, adagiato su una culla di ferro, lascia il bacino d’acqua più in basso.

  3. Innalzamento del sommergibile: l’insieme culla + battello viene fatto risalire fino al molo tra il K1 e il K2, dove culla e battello si separano dal carrello trasportatore, e depositato su un piano mobile.

  4. Traslazione laterale con arresto di fronte all’alveolo: il piano mobile, con sopra il sommergibile, si muove lateralmente su 8 rotaie, trascinato da una locomotiva elettrica, e può trasportare sommergibili fino a 77 metri di lunghezza.

  5. Traslazione longitudinale e entrata nell’alveolo di K1 o K2: il battello entra nella cellula in cui deve essere parcheggiato, muovendosi longitudinalmente17.

Una volta ricoverati nei bunker, i sommergibili diventano inattaccabili. Lo spessore del tetto (crescente nel corso degli anni), da 3,5 metri a oltre 7 metri, garantisce una adeguata protezione contro le più potenti bombe lanciate dagli Alleati (Tallboy, di 5443 kg, e Grand Slam, di 9979 kg, note come “bomba terremoto”).

Il 6 agosto 1944 una bomba Tallboy centra il tetto di Kéroman III, provocando solo una leggera flessione. Una seconda bomba cade all’esterno del bunker, danneggiando un percorso sotterraneo protetto da un tetto di 2 m di cemento armato. Una piccola porta blindata a 250 m dal punto d’impatto vede andare in frantumi il sistema di chiusura.18 In effetti nessuna bomba riesce a colpire i bacini di carenaggio e a infliggere danni apprezzabili ai cantieri navali tedeschi prima del 1944-45.19

Quella che ormai è una vera e propria città sotto cemento accoglie nel blocco K1 la costruzione di una centrale elettrica e termica, e di una torre dove gli equipaggi dei sommergibili di addestrano alle evacuazioni d’emergenza dei battelli.

Il blocco K2 dispone di un trasformatore protetto, d’una caserma per mille persone e di numerosi locali e cisterne d’immagazzinamento delle scorte.

Infine, il blocco K3 è circondato da magazzini rinforzati da lato terra su tre livelli.

I tre blocchi sono collegati da un tunnel che li alimenta con i fluidi necessari alle loro attività, vale a dire aria compressa, gasolio, acqua di mare, acqua potabile, oltre a corrente elettrica.

A seguito dello sbarco di Normandia (D-Day) del 6 giugno 1944, le forze Alleate si dirigono verso la Bretagna, dove arrivano il 1° agosto. Il generale Fahrmbacher, comandante della piazzaforte di Lorient, fa minare i ponti che portano alla città e si asserraglia con circa 26.000 soldati tedeschi nei bunker di Kéroman e dintorni. Circa 20.000 civili si trovano intrappolati all’interno della cosiddetta “Poche de Lorient”, che si estende dal fiume La Laïta a Quiberon e ingloba le isole di Groix e Belle-Île.

Gli Alleati rinunciano a impadronirsi della piazzaforte, avendo come priorità la liberazione di Berlino, e si limitano a predisporre un blocco tutt’intorno alla “poche”.

Trascorreranno nove lunghi mesi prima della resa dei Tedeschi, avvenuta il 7 maggio 1945, in concomitanza con la resa della Germania nazista.

U-Boot

Un sommergibile è un battello concepito per navigare essenzialmente in superficie, dove raggiunge la sua massima velocità, ma capace di immergersi e navigare, a velocità ridotta e per un tempo limitato, fino a una profondità massima di circa 230 metri (WWII). In ogni caso, dopo circa 36 ore deve emergere per cambiare l’aria20.

Il sottomarino, invece, spesso usato erroneamente come sinonimo di sommergibile, è un battello progettato per navigare principalmente in immersione e, ovviamente, anche in superficie, dove però la velocità massima risulta inferiore.

L’Unterseeboot, meglio conosciuto come U-Boot, è un sommergibile tedesco che vede la nascita, con l’U-1, il 16 dicembre del 1906.21 Solo gli U-Boot di classe XXI (dal giugno 1944) e XXIII (da aprile 1944), costruiti quindi alla fine della guerra, sono dei veri sottomarini22, che, grazie allo Schnorchel (installato agli inizi di agosto 1944 sui sommergibili esistenti)23, possono rimanere per un tempo lunghissimo sott’acqua.24

La variante di U-Boot più numerosa è la VIIC; con 65925 battelli allestiti (oltre il 50% dell’intera flotta costruita e impiegata durante la II Guerra Mondiale), la sua sagoma ha rappresentato il sommergibile per antonomasia, ed è stato il protagonista indiscusso del famoso film di Wolfgang Petersen, Das Boot.

E’ costituito da uno scafo resistente cilindrico, circondato da un secondo scafo sagomato come quello di un cacciatorpediniere. In immersione, l’acqua invade lo spazio tra i due scafi, facendo così diminuire la pressione sulla superficie esterna26.

A differenza dei sommergibili dell’alleato italiano, quelli tedeschi hanno un elevato grado di standardizzazione, cosa che permette a un equipaggio di passare da un battello all’altro senza problemi.27

Alcune caratteristiche dell’U-Boot VIIC28:

Descrizione

Valore

Note

Dislocamento (t) in superficie

761

il peso dell’acqua spostata dalla parte immersa

Dislocamento (t) in immersione

865

Lunghezza (m)

67,1

Larghezza (m)

6,2

Pescaggio (m)

4,8

Profondità della parte immersa

Propulsione Diesel

2 x 1400 hp

Propulsione elettrica

2 x 375 hp

Capacità carburante

113 t

Velocità (nodi) in superficie

17,0

31,5 km/h

In immersione

7,6

14,1 km/h

Tempo di immersione

30”

Autonomia (NM)29

6500

80

@ 12 nodi in superficie

@ 4 nodi in immersione

Massima profondità (m)

150

Implosione a 220 m

Tubi lanciasiluri a prua

4

Tubi lanciasiluri a poppa

1

Siluri trasportati

14

Cannoni

1 x 8,8 cm + 1 x 2 cm

dal 1944: 1×3,7 cm, 2x coppia 2 cm

Equipaggio

44

più 4 ufficiali

La notorietà degli U-Boot è principalmente dovuta alle campagne di attacchi ai convogli Alleati (USA e Canada) che riforniscono la Gran Bretagna impegnata in una dura guerra contro i nazisti, durante la cosiddetta Battaglia dell’Atlantico (settembre 1939 – maggio 1945).

In poco più dei cinque anni di guerra la Kriegsmarine affonda complessivamente 23 milioni di tonnellate di naviglio nemico o neutrale30, con gli U-Boot in prima linea con 14 milioni di tonnellate.31 Ma viene pagato un prezzo non indifferente: la quasi totalità della flotta navale di superficie viene persa, insieme a un’alta percentuale di sommergibili.

Durante la II Guerra Mondiale vengono prodotti 1156 32 battelli e solo pochi sopravvivono alla fine delle ostilità, risultando distrutti in combattimento 765 32,33,34 unità, il 66% circa. Un U-Boot su tre viene affondato durante la sua prima missione.35

Dei 39.000 uomini imbarcati sugli U-Boot, moltissimi dei quali appena diciottenni, ne sopravviveranno 7.000, il 18% 36.

L’ultimo battello a lasciare la base di Lorient il 5 settembre 1944 è l’U-155, decretando così la fine dell’attività della base come cantiere per la riparazione degli U-Boot.37

Dopo la capitolazione della Germania, 8 maggio 1945, solo 156 U-Boot si arrendono consegnandosi agli Alleati ubbidendo agli ordini di Dönitz; altri 238 sono affondati dagli stessi equipaggi 32,38. Le cifre sopra esposte sono ancora in fase di revisione da parte degli studiosi.

La vita a bordo

Un tubo lungo circa 60 metri, di cui disponibili per la manovra e l’alloggiamento dell’equipaggio circa 3039, scomodo, ingombro di apparati e siluri, maleodorante e malsano, saturo di umidità, rumori, ostacoli, aria viziata e satura di anidride carbonica, caldo o freddo eccessivi, dove nessuna intimità è permessa, noia e paura si alternano, il cibo spesso è pessimo a mano a mano che passa il tempo dalla partenza, l’igiene carente (il colore delle divise e degli indumenti intimi è non a caso nero40, la doccia è un miraggio, rasarsi è impossibile, e anche per missioni lunghe tre mesi non ci si può lavare) e i turni di guardia sono duri da sopportare. All’odore di corpi si mescola quello delle latrine, dell’acqua stagnante in sentina, della cucina, della muffa onnipresente, dei fumi di olio e dell’acqua di colonia usata dagli uomini per rimuovere dal viso il sale lasciato dagli spruzzi di acqua salmastra durante i turni di guardia. Gli abiti bagnati, intrisi di salsedine, non si asciugano mai.

Il vano destinato ai siluri è inizialmente invaso da prosciutti, salsicce, pane, sacchi di patate. Anche una delle due latrine è riempita di cibo alla partenza, per cui in caso di necessità urgenti si utilizzano svariati recipienti di “emergenza”, dalla scatola di latta alle bottiglie. Occorre utilizzare ogni cm di spazio disponibile per immagazzinare i viveri. Dopo alcune settimane, il pane nero ammuffisce e solo la parte interna è ancora commestibile! “Il cibo ha un sapore caratteristico”, commenta un sommergibilista: “gasolio con un certo gusto di muffa”.41

Nevrosi e attacchi di claustrofobia minano inoltre la salute dell’equipaggio e l’ambiente sempre illuminato42, giorno e notte, non migliora certo le cose. Le cuccette (sovrapposte a gruppi di 6 su ogni lato) adibite al riposo non sono mai vuote: un uomo scende dal suo giaciglio, un altro sale per il suo turno di riposo. E’ il cosiddetto “letto caldo”.

Per non parlare dei momenti in cui si è sotto attacco, nella semioscurità delle luci da combattimento, e solo l’abilità e il sangue freddo del comandante (riconoscibile dal tipico cappello floscio bianco e la cui età varia dai 20 anni, U-155, ai 54 anni, UD-5)43 riescono a calmare e rassicurare l’equipaggio (a volte soggetto ad attacchi di Blechkoller44, una nevrosi da scatoletta che porta a comportamenti paranoici o violenti)45.

Questa, in sintesi, la vita a bordo di un sommergibile.46

La tattica di caccia (Wolfsrudel)

E’ quella tipica dei lupi: non appena un sommergibile, che naviga di solito sulle rotte dei navigli nemici, incrocia un convoglio avversario47, parte una segnalazione radio cifrata alla base operativa in Francia, dove un comando unificato (BdU48) provvede a far convergere in un determinato punto dell’oceano, individuato da coordinate particolari 49 note solo alla Kriegsmarine, altri sommergibili, dopo averli avvertiti via radio50 con comunicazioni sempre cifrate attraverso la macchina Enigma. Il “branco” così formato (circa 12 U-Boot) si dirige verso il convoglio e sferra l’attacco, di solito di notte, navigando in superficie per evitare il micidiale SONAR, arrivando spesso a penetrare all’interno del convoglio stesso per colpire con maggiore sicurezza i mercantili carichi di merci destinate alla Gran Bretagna.

Questa tattica, se da un lato permette un efficace e fruttuoso coordinamento della flotta sottomarina, dall’altro espone ogni sommergibile al rischio di essere rintracciato e affondato dagli Alleati che, dopo un periodo di crisi nera, hanno sviluppato delle efficaci misure di contrasto, tra le quali l’ “Huff-Duff”, un sistema di radiolocalizzazione, installato a bordo delle navi, che si serve proprio delle trasmissioni tra i sommergibili e la base di comando51. I Tedeschi non avranno mai sentore di questo congegno, attribuendo la localizzazione dei loro U-Boot al radar.

A capo del “branco” c’è un militare che ha già esperienza di comando di sommergibili fin dalla Prima Guerra mondiale, Karl Dönitz.

Nato nel 1891 nei pressi di Berlino, entra come cadetto nella Marina Imperiale nel 1910 e come allievo ufficiale si imbarca nel 1912 sull’incrociatore Breslau. Prosegue la sua carriera in Marina, imbarcandosi come ufficiale osservatore sull’U-39. Passa poi all’UC-25 come comandante e, nel 1918, al comando dell’U-68, nel Mediterraneo.

Per un guasto tecnico è costretto ad autoaffondarsi e cade nelle mani degli Alleati, restando prigioniero in Gran Bretagna fino a luglio 1919.

Dönitz è un convinto assertore della guerra sottomarina alla marina mercantile e con i suoi pochi U-Boot (42) miete inizialmente notevoli successi, arrivando a convincere lo scettico Hitler, che ammirava in maniera maniacale, a potenziare la flotta di U-Boot.

Dopo un “periodo felice” in cui i “lupi” di Dönitz affondano sempre più navi nemiche o neutrali, le contromisure degli Alleati (Sonar52, Radar, Rottura del codice Enigma, dominio dei cieli con aerei a maggiore autonomia53, risorse economiche messe in campo dagli USA, ecc) mettono alle corde quella che all’epoca era comunque la flotta tecnologicamente più avanzata del mondo. Dal 1943 inizia il declino che durerà fino alla fine della conflitto.

Negli ultimi giorni di guerra Dönitz è nominato da Hitler suo successore e Presidente del Reich. Tratta la resa con gli Alleati ed è arrestato dai Britannici il 23 maggio 1945.

Giudicato come criminale di guerra nel processo di Norimberga, è condannato a dieci anni di carcere sulla base delle sole accuse rimaste in piedi: “Crimini contro la pace e crimini di guerra”54.

Rilasciato nel 1956, dopo aver scontato interamente la sua pena nel carcere di Spandau a Berlino Ovest, Dönitz si ritira in un piccolo villaggio nel nord della R.F.T., dove scrive le sue memorie, pubblicate nel 1968. Muore ad Amburgo nel dicembre 1980. Al suo funerale partecipano numerosi vecchi militari di marina stranieri55.

La macchina Enigma56,57

Enigma è una macchina elettromeccanica portatile, molto simile a una comune macchina da scrivere, capace di cifrare e decifrare dei testi. Inventata nel 1918 dall’ingegnere tedesco Arthur Scherbius, viene inizialmente proposta sul mercato per utilizzarla nel mondo degli affari, ma con scarso successo.

Solo l’utilizzo da parte delle forze armate tedesche ne decreterà il successo: ne acquisteranno oltre 30.000 esemplari.58 E mentre quelle in dotazione alla Wehrmacht utilizzeranno 3 rotori intercambiabili (da scegliere tra 5, marcati con numeri romani) e 6 cavi (saranno 1016, 10 milioni di miliardi, le combinazioni possibili), quelle della Kriegsmarine verranno rapidamente potenziate, specificatamente per il traffico U-Boot, con l’installazione di un quarto rotore (i 4 rotori sono scelti da un set di 8, portando le possibili combinazioni a 1,59 x 1020, 159 miliardi di miliardi)59,60, cosa che provocherà un periodo di oscuramento nei servizi crittografici degli Alleati, concentrati in Europa a Bletchley Park, una tenuta a circa 75 km a Nord-Ovest di Londra. Alla fine del conflitto il personale era passato dalle 200 unità iniziali a circa 7.000 uomini e donne61: fra essi si contano linguisti, campioni di scacchi, esperti di cruciverba e perfino esperti in papirologia. Successivamente il responsabile del centro, comandante Alastair Denniston, si rende conto della necessità di assumere dei matematici. Fra tutti spicca Alan Turing, brillante matematico, filosofo, decriptatore, visionario, uno dei padri della nuova scienza dei computer e, purtroppo per quei tempi, gay. Un suo collega lo definì un “genio alla mano62”, per la sua disponibilità a discutere delle proprie idee con chiunque.

Malgrado il suo decisivo e insostituibile contributo alla “guerra dei codici”, che sicuramente accorciò i tempi della guerra salvando così tantissime vite umane, anche in campo avversario, nel 1952 Turing, invece di essere considerato un eroe, fu accusato di avere una relazione omosessuale e condannato da una Corte inglese a scegliere tra la prigione o una cura ormonale (castrazione chimica). Scelta quest’ultima per non finire in prigione, lo scienziato soffrì di pesanti disturbi fisici. La depressione causata dal trattamento subito lo portò al suicidio, procurato da una mela intrisa nel cianuro di potassio. Solo il 24 dicembre 2013 la regina Elisabetta II elargì la grazia postuma per Alan Turing!63

Dopo il conflitto Bletchley Park rimane un segreto inaccessibile e tutti gli uomini e le donne che vi lavorarono mantennero il segreto. Quasi tutte le attrezzature e i documenti del sito furono distrutti al termine della guerra. Solo nel 1974, dopo la pubblicazione di un libro di F. W. Winterbotham “The Ultra Secret”, si può finalmente parlare ufficialmente di Bletchley Park.

L’ASDIC (sonar)

L’ASDIC64, meglio conosciuto come “sonar”, è un apparato di localizzazione messo a punto dalla Royal Navy alla fine della Prima Guerra mondiale per combattere l’insidia dei sommergibili.

E’ costituito da un trasmettitore-ricevitore di onde sonore altamente direzionali (uno stretto cono orizzontale65), posto in una cupola metallica sotto la nave: se un’onda sonora urta contro un oggetto sommerso, essa viene riflessa e captata dal ricevitore. Misurando il tempo trascorso66 tra la trasmissione dell’onda e la ricezione dell’eco si ha una stima attendibile della distanza dell’oggetto. La portata utile è di circa 1500 metri.

A questo punto vengono lanciate bombe di profondità capaci di danneggiare seriamente il sommergibile, affondandolo o costringendolo a emergere, alla mercé dei cannoni delle navi o delle bombe sganciate dagli aerei nemici.

L’ingloriosa fine dell’U-1206

Il 14 aprile 1945, a poche settimane dalla fine della guerra, l’U-Boot 1206 naviga in immersione, a circa 200 piedi (61 metri), al largo delle coste orientali della Scozia. E’ un sommergibile di tipo VIIC, la variante più numerosa di qualsiasi U-Boot mai costruita. E’ lungo 67,1 metri, largo 6,2 metri e può raggiungere una velocità massima di 17,7 nodi in emersione e 7,6 nodi in immersione. Può immergersi fino a 220 metri ed è armato con 4 siluri a prua, 1 a poppa e 1 cannone navale da 88 mm.

E’ comandato dal Kapitänleutnant (Tenente di vascello) Karl-Adolf Schlitt 67, classe 1918. Un bisogno urgente spinge il comandante a utilizzare la ultra tecnologica (e ad alta pressione) toilette del battello. Infatti, a differenza dei sottomarini nemici, che scaricano i rifiuti in un serbatoio per poi riversarli in mare una volta emersi, quelli tedeschi utilizzano un sistema diverso: le feci vengono espulse in acqua anche quando si naviga in immersione, attraverso un sistema di valvole e di camere pressurizzate che permettono di vincere la pressione esterna dell’acqua. Il sistema elaborato dagli ingegneri tedeschi è talmente complicato che, per effettuare la manovra di scarico in mare, è necessario chiamare un sommergibilista appositamente addestrato!

Ma il comandante Schlitt commette un errore fatale: decide infatti di fare tutto da solo, aiutandosi con il corposo manuale d’istruzione che spiega per filo e per segno la sequenza corretta necessaria per inviare in mare quello che diventerà un “siluro” di feci. La manovra è complicata, il comandante si ferma e chiama aiuto. Il tecnico addetto accorre in aiuto, ma probabilmente, non conoscendo quali passi sono stati già portati a compimento da Schlitt, sbaglia la sequenza e apre la via all’entrata di acqua dall’esterno, mista a rifiuti organici.

Per colmo di sfortuna, le gigantesche batterie necessarie ad alimentare i motori elettrici dell’U-Boot sono situate in un vano sotto la toilette. L’acqua salmastra reagisce con l’acido delle batterie e provoca la fuoriuscita di gas di cloro, altamente letale. La situazione è grave e al comandante non resta altra via che ordinare la riemersione rapida.

Avvistati e attaccati da aerei e pattuglie inglesi, l’equipaggio si mette in salvo su dei canotti pneumatici, non prima di aver distrutto i cifrari di bordo, lanciati i siluri pronti e distrutti gli altri, e infine innescato l’autoaffondamento del battello68. Quattro uomini dell’equipaggio periscono, se ne salvano 46.

Il comandante Schlitt morirà nell’aprile 2009, poco prima di compiere i 91 anni.

Nel maggio 2012, al largo delle coste scozzesi, Jim Burke, subacqueo del team Buchan Divers69, ritrova quello che sembra essere il relitto dell’U-Boot 120670.

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NOTE

1 Unterseeboot, letteralmente “battello sottomarino”.

2 Maresciallo di Francia e statista francese (1856-1951). Da vincitore della Grande Guerra a leader reazionario di una Francia umiliata dall’occupante tedesco, Philippe Pétain lascia un’immagine piena di contrasti. Nella memoria nazionale, egli incarna sia la vittoria del 1918, sia la vergogna dell’estate del 1940 e i crimini di Vichy. Nel 1940 firmò l’armistizio con la Germania e, ottenuti i pieni poteri dall’Assemblea Nazionale riunita a Vichy, impose un regime di stampo fascista, strettamente dipendente dalla Germania di Hitler.

4 L’Organizzazione Todt (OT), che prende il nome dal suo fondatore, l’ing. Fritz Todt, Ministro degli Armamenti e degli Approvvigionamenti, fu una impresa di costruzioni che operò dapprima nella Germania nazista, e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht, impiegando nel lavoro, quasi del tutto coatto, fino a 1,5 milioni di uomini e ragazzi. Dopo la morte di Todt, avvenuta per un incidente aereo nel 1942, l’OT fu diretta fino alla resa della Germania dall’architetto Albert Speer.

6 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 42

7 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 50, 54

8 Rogers,J.D. Overview of GERMAN U-BOAT BASES AND BUNKERS 1941 – 1945, Missouri University of Science and Technology

9 I lavori sono sotto la responsabilità di un ingegnere francese di origini alsaziane, che parla correntemente il tedesco: Jacques Stosskopf. Con i suoi metodi autoritari nei confronti della manodopera, riesce a conquistarsi la fiducia dell’occupante. Ma la denuncia nei suoi confronti da parte di un membro della rete Alliance sottoposto a tortura dalla Gestapo svela il vero volto di Stosskopf: un membro attivo della Resistenza, che informa gli Alleati di tutti i movimenti dei sommergibili. L’ingegnere è deportato nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, in Alsazia, dove viene ucciso dai nazisti il 1 settembre 1944, poco prima dell’arrivo degli Alleati. A lui viene intitolata la base di Kéroman dopo la guerra.

10 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 56

11 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 50

12 http://patrimoine.lorient.frLa Base de sous-marins – Dépliants de visite

13 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 152

14 Rössler,E. U-BOAT: i sommergibili tedeschi, tecnica ed evoluzione, La Spezia, Fratelli Melita Editori, 1993, pag. 353, 360

15 http://patrimoine.lorient.frLa Base de sous-marins – Dépliants de visite

16 Hellwinkel,L. Hitler’s Gateway to the Atlantic: German Naval Bases in France 1940-1945, Barnsley S70 2AS, Seaforth Publishing, 2014, pag. 63

17 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 52

18 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 53

19 Weinberg,G.L. Il mondo in armi, Torino, UTET, 2007, pag. 416

20 Valzania,S. U-BOOT – Storie di uomini e di sommergibili nella seconda guerra mondiale, Milano, Oscar Mondadori, 2015, pag. 26

21 Rössler,E. U-BOAT: i sommergibili tedeschi, tecnica ed evoluzione, La Spezia, Fratelli Melita Editori, 1993, pag 19

22 Rössler,E. U-BOAT: i sommergibili tedeschi, tecnica ed evoluzione, La Spezia, Fratelli Melita Editori, 1993, pag. 208 e seguenti

23 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 44

24 Lo Schnorchel è un tubo in grado di elevarsi sopra la superficie del mare mentre il battello si trova in immersione a profondità ridotta (generalmente 10–12 m) per garantire l’afflusso d’aria necessario al funzionamento dei Diesel per il tempo necessario alla ricarica delle batterie e all’aerazione dei locali.[https://it.wikipedia.org/wiki/Snorkel]

25 Valzania,S. U-BOOT – Storie di uomini e di sommergibili nella seconda guerra mondiale, Milano, Oscar Mondadori, 2015, pag. 69

26 Botting,D. The U-Boats, Alexandria, Va, Time-Life Books, 1979, pag. 33

27 De Giacomo,A. – Bianchi G. Il T.V. Antonio De Giacomo, Comandante del Smg. Torelli in Atlantico, Massa, Sarasota, 2015, pag. 95

28 Rössler,E. U-BOAT: i sommergibili tedeschi, tecnica ed evoluzione, La Spezia, Fratelli Melita Editori, 1993, pag. 335

34 962 unità, secondo Botting,D. The U-Boats, Alexandria, Va, Time-Life Books, 1979, pag. 6

35 Valzania,S. U-BOOT – Storie di uomini e di sommergibili nella seconda guerra mondiale, Milano, Oscar Mondadori, 2015, pag. 4

36 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 57

37 Fahrmbacher,W. Souvenirs de la base (Keroman, 1940-1945), Le Faouet, Liv’Editions, 2012, pag. 182

38 Liddell Hart,B.H. Storia militare della Seconda Guerra Mondiale, Milano, Mondadori, 1970, pag. 555

39 Valzania,S. U-BOOT – Storie di uomini e di sommergibili nella seconda guerra mondiale, Milano, Oscar Mondadori, 2015, pag. 74

40 E’ la “biancheria da puttane” citata da Lothar-Günther Buchheim, ricordando il suo viaggio a bordo dell’U96 nel 1941.

41 Botting,D. The U-Boats, Alexandria, Va, Time-Life Books, 1979, pag. 104

42 Botting,D. The U-Boats, Alexandria, Va, Time-Life Books, 1979, pag. 17

45 Botting,D. The U-Boats, Alexandria, Va, Time-Life Books, 1979, pag. 17

46 Bucchheim,L.-G. Le Styx [e-pub], Paris, France Loisirs, 2015

47 Il B-Dienst (Beobachter-Dienst – Servizio Informazioni Radio della marina), poteva leggere i codici navali britannici, in special modo quelli della marina mercantile; Dönitz era in grado quindi di seguire i convogli a partire dalla loro costituzione nei porti fino al momento dello scarico delle navi superstiti.

48 Befehlshaber der Unterseeboote, comandante in capo dei sommergibili

49 Nella sala comando operativo di Dönitz a Kernevel, poco lontano dalla base di Kéroman, una delle pareti è occupata da un’enorme carta dell’oceano Atlantico, divisa in settori quadrati, distinti da due lettere di riferimento. Ogni settore è diviso in 9 riquadri più piccoli, identificati da due cifre.+

50 Le trasmissioni erano realizzate in Onde Corte, cosa che permetteva di raggiungere i sommergibili fino a 10 metri sott’acqua.

51 Weinberg,G.L. Il mondo in armi, Torino, UTET, 2007, pag. 405

52 Per sottrarsi al sonar per alcuni minuti, gli U-Boot usavano il Pillenwerfer. Ha la forma di una lattina di 10 cm, pieno d’idrato di calcio, capace di generare in acqua migliaia di bollicine di gas, scambiate dal sonar per un sommergibile.

53 Tra cui i nuovi B-24 Liberator, bombardiere a largo raggio con a bordo un sistema radar e un elevato carico di bombe.

54 Davidson,E. Gli imputati di Norimberga, Roma, Newton Compton, 2016

55 Williamson,G. German Commanders of World War II (2): Waffen-SS, Luftwaffe and Navy, Oxford, Osprey Publishing Ltd., 2006, pag. 25-27

56 Un simulatore di funzionamento è scaricabile qui: https://sourceforge.net/projects/enigma-sim/

57 Un simulatore online è disponibile qui: http://enigmaco.de/enigma/enigma_it.html

58 Singh,S. Codici & Segreti, Milano, BUR Saggi, 2001, pag. 141

59 Singh,S. Codici & Segreti, Milano, BUR Saggi, 2001, pag. 160

60 I Tedeschi aumentarono la sicurezza di Enigma trasmettendo un’ulteriore chiave, unica per ogni messaggio, utilizzando la chiave giornaliera presente nel cifrario valido 28 giorni, distribuito a ogni unità in possesso della macchina cifratrice.

61 Singh,S. Codici & Segreti, Milano, BUR Saggi, 2001, pag. 163

62 Singh,S. Codici & Segreti, Milano, BUR Saggi, 2001, pag. 178

65 Botting,D. The U-Boats, Alexandria, Va, Time-Life Books, 1979, pag. 110-111

66 In acqua il suono si trasmette a circa 1500 m/s, circa 4 volte più velocemente che in aria

68 Blair, C. Hitler’s U-Boat War: The Hunted 1942-45, New York, Modern Library, 2000