Abstract

Il 10 luglio del 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia, dando così inizio alla Campagna d’Italia, tesa a mettere fuori gioco l’avversario più debole dell’Asse (Winston Churchill definì l’Italia il “ventre molle” della coalizione nemica) per poter poi concentrare tutte le forze contro la Germania di Hitler.

Le divisioni tedesche, guidate da un abile e spietato nazista, il feldmaresciallo1 Albert Kesselring2, opposero una strenua resistenza all’avanzata degli eserciti Alleati, favorite in questo dalla particolare orografia della penisola (montagne, gole, corsi d’acqua) e da un inverno particolarmente rigido e piovoso, che trasformò quasi sempre le strade sterrate in fiumi di fango impercorribili.

Risalendo lo stivale, gli Alleati incontrarono delle formidabili linee di difesa, che si snodavano dal Tirreno all’Adriatico, approntate dai Tedeschi utilizzando a loro favore ogni possibilità offerta dal terreno, finalizzate a ritardare il più possibile l’avanzata del nemico verso la Germania.

Nell’aspra lotta che si concluse solo nell’aprile del 1945 furono coinvolti migliaia di civili, in maggioranza donne, vecchi e bambini, soggetti a feroci rappresaglie e spesso presi tra due fuochi, decimati non solo dalle bombe che continuavano a piovere dal cielo, ma anche dalla fame, dal freddo e dalle spaventose condizioni di vita.

Una testimonianza toccante di queste sofferenze si coglie nel silenzio irreale di un paese, un tempo pieno di vita e di gente operosa, rimasto congelato con le sue rovine com’era nel dicembre ‘43, abbarbicato da secoli a una montagna3, al confine tra tre regioni: Campania, Lazio e Molise.

Gli abitanti di San Pietro Infine, che non poterono o non vollero scappare altrove, sopravvissero alla fame e al freddo trovando un precario rifugio in grotte scavate nel fianco della montagna e nutrendosi, quando tutto mancava, di fichi e fave secche, noci e verdura selvatica4. Alcuni di loro persero la vita per procurarsi della semplice acqua da bere, come le due donne, madri, che per prendere dell’acqua alla fonte “Maria SS. dell’Acqua” furono mitragliate dai Tedeschi.5 Oltre centoquaranta (circa 300 secondo altri)6 furono i morti7,8 su una popolazione di circa 1.5009 persone!

 

Prologo

Nel gennaio 1943, durante la conferenza di Casablanca, in Marocco, il presidente USA Roosevelt e il Primo Ministro britannico Churchill decidono, tra le altre cose10, di dare inizio all’occupazione dell’Italia effettuando uno sbarco in forze in Sicilia. Già da tempo Stalin, il terzo alleato, sollecitava l’apertura di un secondo fronte in Europa, per alleggerire la pressione nazista sull’Unione Sovietica, anche se durante la conferenza di Teheran, nel novembre 1943, quando si incontrano per la prima volta Roosevelt, Churchill e Stalin, l’urgenza dell’intervento è scemata, a seguito della consapevolezza di Stalin che i Tedeschi avevano ormai esaurito le loro energie.11 Gli USA erano più orientati su uno sbarco nel Nord Europa, mentre l’Inghilterra, preoccupata per la sua leadership in Medio Oriente e nei Balcani, preferiva di gran lunga uno sbarco in Italia, come in effetti avvenne.

L’operazione Husky, come è chiamata con il codice alleato l’invasione della Sicilia, è preceduta dalla caduta dell’isola di Pantelleria il 11 giugno ’43, seguita da Lampedusa, che si arrende incondizionatamente il 12 giugno. Il 13 giugno si arrendono anche Linosa e il 14 l’isola di Lampione.12

All’alba del 10 luglio inizia lo sbarco alleato sull’isola: i combattimenti che porteranno alla completa liberazione della Sicilia dureranno 38 giorni, causando circa 23.00013 perdite agli Alleati.

Il generale britannico Harold Alexander, a capo del 15º Gruppo d’Armate, così informa Churchill della conclusione della campagna:

«Entro le 10 di oggi, 17 agosto 1943, l’ultimo soldato tedesco è stato cacciato fuori dalla Sicilia… Si può ritenere che tutte le forze italiane presenti nell’isola il 10 luglio siano state annientate, anche se è possibile che qualche unità abbia raggiunto, malconcia, la terraferma.»14

L’invasione dello Stivale

Dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia e la successiva resa15 dell’Italia, la Germania si affretta a inviare in Italia diverse divisioni, alcune delle quali corazzate, per occupare militarmente l’intera Penisola e contrastare così l’avanzata nemica verso la Germania.

In un primo momento le forze tedesche sono comandate al Nord dal feldmaresciallo Rommel e al Sud dal feldmaresciallo Kesselring. A fine novembre Rommel viene richiamato in Germania, in vista del nuovo incarico in Francia, e Kesselring prende il pieno controllo della difesa del territorio italiano, dimostrando notevole tenacia e inventiva nel trasformare ogni ostacolo naturale all’avanzata alleata in potenti apprestamenti difensivi che si succedono sulla via degli Alleati.16

Il terreno si presta molto bene a una guerra difensiva: montagne, alture, fiumi che in inverno diventano quasi inguadabili e di cui vengono minate le sponde, roccaforti naturali e non, terreni paludosi o facilmente allagabili, gole, ecc.

Sfruttando queste caratteristiche, diverse linee di resistenza, distanti l’una dall’altra tra i 12 e i 18 km, vengono rapidamente approntate dall’Organizzazione Todt17, di cui fa parte anche una divisione del Genio slovacco, forte di 5.000 uomini18; la principale a un centinaio di km da Roma, in un punto in cui la distanza tra il mare Adriatico e il mar Tirreno è minima, e quindi più favorevole anche per l’abbondanza di ostacoli orografici e di diversi corsi d’acqua: la linea Gustav (o Linea Invernale), parzialmente protetta sul versante tirrenico a sud dalla linea Bernhardt (detta anche Reinhard, formata da un’ampia fascia di appostamenti fortificati difensivi, che congiunge la foce del fiume Garigliano, sul Tirreno, a Castel di Sangro)19 e a nord dalla linea Hitler (o Senger).

Il 3 settembre 1943 gli Alleati attraversano lo stretto di Messina e sbarcano in Calabria, iniziando la dura lotta per cacciare le truppe tedesche dall’Italia. Mentre gli Inglesi avanzano verso la costa adriatica, gli Americani risalgono la penisola lungo la costa tirrenica. La sera dell’8 settembre il generale Eisenhower dà la comunicazione ufficiale della resa dell’Italia e la sera stessa Badoglio è costretto a diffondere per radio un comunicato per informare il popolo italiano. La reazione dell’alleato tedesco è immediata: viene attivato il piano Achse, occupando le principali città e disarmando le divisioni italiane, abbandonate prive di qualsiasi direttiva dal governo Badoglio e dal re Vittorio Emanuele III, fuggiti in gran fretta da Roma, abbandonando il Paese al suo tragico destino, in direzione di Pescara e con destinazione finale Brindisi, una zona non occupata dai Tedeschi.20

Il 9 settembre gli Alleati sbarcano in Campania, nella zona di Salerno. L’avanzata verso il nord è sempre più dura, e agli ostacoli naturali (si pensi solo alla difficoltà dei trasporti, bloccati dal fango e dalla pioggia in autunno e inverno. Da metà di ottobre a fine dicembre la pioggia si riversò in quelle zone cinquanta giorni su settantatré, trasformandosi poi in neve con accumuli fino a 8 metri21) si sommano la determinazione delle forze tedesche e l’abilità dei loro comandanti nel resistere il più a lungo possibile, le rivalità tra i vertici militari degli Alleati e una serie di errori di valutazione del nemico e del territorio22, oltre al ricorso a tattiche abitudinarie ben note all’avversario tedesco.23 Quella che sembrava all’inizio una passeggiata si rivela ben presto un’avanzata rischiosa, lenta, foriera fin da subito di notevoli perdite umane.24

L’avanzata verso Roma

Dopo lo sbarco di Salerno, si succedono la liberazione di Napoli, il 1° ottobre, e la battaglia sulla linea difensiva del fiume Volturno, che viene parzialmente penetrata il 12 ottobre dopo aspri combattimenti, resi più difficili dalle disastrose condizioni del terreno che le piogge incessanti hanno trasformato in un pantano.

Il 16 ottobre i Tedeschi si ritirano verso la successiva linea difensiva, 25 km più a nord.

Roma sembra più vicina per le forze alleate comandate dal generale Clark, ma le avverse condizioni atmosferiche, il minamento di diverse arterie e i lavori di demolizione compiuti dai Tedeschi ritardano ancora l’avanzata.25

Ogni montagna che si frappone alla via per Roma deve essere presa separatamente, ogni valle rastrellata, per ritrovarsi comunque di fronte a sempre nuove montagne e a un’altra linea da dover a sua volta spezzare con sanguinosi attacchi di fanteria.26

Camion, jeep e altri mezzi di trasporto sono inservibili quando il fango, le pietre, le buche e i detriti dei bombardamenti coprono le strade di comunicazione. I sentieri che portano in quota sono impervi, solo degli uomini appiedati e i muli (non sempre) riescono ad avanzare portando dei carichi.27

Le truppe sono stanche, le perdite elevate e la resistenza tedesca si rivela così efficace nell’impegnare le truppe alleate in sanguinose battaglie di logoramento lungo le numerose (le principali sono 7)28 e successive linee difensive29 approntate per sbarrare o rallentare l’offensiva nemica, che in autunno, dopo un’avanzata di 110 km in quattro mesi e ad ancora 130 km da Roma, si parla ormai di “avanzata centimetro per centimetro”.30

La configurazione geografica dell’Italia, da trappola per i difensori, costituiva, date le sfavorevoli condizioni climatiche che neutralizzavano la supremazia aerea delle potenze occidentali, un ostacolo insuperabile per l’offensiva degli invasori.”31

Le linee Bernhardt e Gustav sono costruite sotto la direzione di un esperto comandante del Genio del Gruppo d’Armata C, il generale maggiore Hans Bessel:

“… punti di osservazione e postazioni per mitragliatrici e artiglieria erano stati aperti con gli esplosivi sui crinali montani e scavati nei campi di fronte a cinture di ostacoli che comprendevano fosse anticarro, campi minati e reticoli di filo spinato. Profondi rifugi per dare riparo alle truppe, piazzuole per i mortai e punti di riparo per tank e artiglieria semovente furono scavati sui pendii opposti e accuratamente mimetizzati”.32

 

La strettoia di Mignano e le tre M

La strada statale n. 6, via Casilina, che congiunge Napoli con Roma passando nell’interno33, in prossimità del cosiddetto Mignano Gap s’insinua in una sorta di gola sovrastata da ambo i lati da diversi monti e cime di colline.

Il varco di Mignano stesso contiene due formidabili barriere, il Monte Rotondo e il Monte Lungo. Il Monte Rotondo sale a 357 metri a ovest della collina Cannavinelle ed è densamente ricoperto di boscaglia. Il Monte Lungo, un lungo crinale sterile con varie vette, è un’ostruzione di 343 metri di altezza quasi in mezzo al varco.”34

Per raggiungere Cassino e la Valle del Liri è necessario neutralizzare la linea difensiva Bernhardt. Secondo le stime dell’Intelligence americana, la resistenza è sostenuta da 3 battaglioni: uno sul Monte La Defensa-Maggiore, un altro su Monte Lungo, e il terzo in San Pietro, disposti in modo da utilizzare tutte le opportunità offerte dal terreno e fornire un reciproco supporto.35

La roccaforte di San Pietro è un punto chiave in queste difese e diventa un simbolo per il successo o il fallimento nei primi attacchi.”36

Il 13 novembre il generale tedesco Joachim Lemelsen, comandante incaricato della X Armata, intende ordinare la ritirata dei Panzergrenadier da San Pietro Infine, con l’assenso di Kesselring, che chiede conferma, ricevendo una risposta positiva, all’OKW37 di Berlino. Poco dopo l’ordine è revocato personalmente da Hitler, sempre contrario a qualsiasi ripiegamento o ritirata38.

Il 3 dicembre il generale Clark inizia l’offensiva contro le truppe tedesche, comandate dal generale Fridolin von Senger und Etterlin, ben protette nei loro appostamenti difensivi sparpagliati in difficili posizioni di montagna, praticamente invisibili anche alle ricognizioni aeree, ostacolate inoltre dalla frequente nuvolosità. I Tedeschi hanno avuto il tempo di scavare e mimetizzare buche per fucili, costruire piccole fortificazioni di legno rinforzate dal calcestruzzo, casematte, disseminare trappole esplosive, preparare fosse anticarro, seminare mine39 (chiamate Bouncing Betties dagli Americani)40, innalzare barriere di filo spinato.41

Queste postazioni, quasi impermeabili al nostro fuoco costante di artiglieria e agli attacchi frequenti dei cacciabombardieri A-36, erano profondi pozzetti coperti da tre strati di tronchi e protetti da terra e rocce. Ciascuno aveva solo un’apertura, abbastanza grande da permettere a un uomo di scivolare dentro. Per avvicinarsi a queste casematte, le nostre truppe dovevano prima attraversare un campo di S-mine, poi del filo spinato e infine altre S-mine. Se queste difese esterne fossero state penetrate, il nemico poteva utilizzare artiglieria, mortaio e fuoco delle mitragliatrici pesanti senza pericolo per le proprie truppe nascoste nei loro rifugi… Dai loro edifici in pietra gli osservatori nemici potrebbero guardare attraverso una stretta valle, larga meno di un miglio, e osservare ogni attività sulla collina Cannavinelle, e su Monte Rotondo e Monte Lungo.42

E‘ inoltre frequente l’utilizzo di carri armati (con cingoli o motori danneggiati) interrati, con la torretta mimetizzata a filo di terreno.43

L’ambiente è inoltre sfavorevole agli attaccanti: la perenne umidità e le basse temperature, che, combinate con la scarsa igiene, provocano in molti fanti il “piede da trincea”44, costringono gli uomini a indossare vestiti ingombranti che limitano la mobilità, e la combinazione delle precipitazioni, della nuvolosità e del freddo produce un suolo con una superficie inadatta per la manovra di macchinari e mezzi.45

La sintesi della situazione, le tre M: Mud, Mules, and Mountains (Fango, Muli46 e Montagne).

Senza muli la nostra campagna invernale in Italia sarebbe stata impossibile.”47

Ci sono periodi in cui “… le temperature sono talmente basse da congelare i piantoni dello sterzo e i motori dei veicoli fino a romperli, bloccando così i trasporti.”48

Per cui:

All’inizio di novembre la 45a Divisione aveva 32 animali; alla fine di dicembre il numero aveva superato i 400, con altri 140 in un reparto di una truppa italiana. Ancora più muli furono necessari, perché 250 animali erano tenuti a soddisfare le esigenze fondamentali di un reggimento di fanteria in linea.49

E‘ necessario creare un ospedale veterinario, dove, oltre alle cure, si interviene anche sulle corde vocali degli animali per renderli muti!50

Mentre una divisione britannica del X Corpo riesce con un attacco notturno a conquistare il Monte Camino (sulla sinistra nella foto) raggiungendo quota 819, reparti della 36a divisione USA si impadroniscono del Monte Maggiore51.

L’8 dicembre inizia l’attacco al paese di San Pietro Infine, sulle pendici del Monte Sammucro (o Sambucaro), difeso da un reggimento della 29a Panzergrenadier-Division, ma senza la conquista di Monte Lungo, che avverrà il 16 dicembre, ogni tentativo di impadronirsi del paese fallirà e totalizzerà un elevato numero di perdite. Il 141° e 143° reggimento della 36a divisione Texas si riducono a un terzo dei loro effettivi!52

Era semplicemente sfuggito agli uomini dell’Intelligence quanto fosse inaccessibile San Pietro, in quanto non esistevano buoni accessi al villaggio, dove le case fornivano spesse pareti in pietra per la collocazione delle armi!53

San Pietro poteva essere raggiunta solo attraverso piste e sentieri carrai sul fianco scosceso del Monte Sammucro, impossibili da percorrere in sicurezza con carri armati, larghi quanto i sentieri. Né era evidente all’Intelligence alleata quanto fosse importante San Pietro per l’osservazione che forniva di Monte Lungo e del fondovalle che conduceva la statale 6 a Cassino.54

Solo il giorno successivo, 17 dicembre, dopo che i Tedeschi hanno abbandonato il campo, unità americane del II Corpo entrano finalmente in San Pietro Infine, ridotto ormai a un cumulo di macerie dalle attività belliche tedesche e alleate. Non c’è traccia dei nemici, solo la morte è presente.55

La battaglia per San Pietro è costata alla 36a Divisione 1200 vittime – circa 150 morti, più di 800 feriti e quasi 250 dispersi. Il 504° reggimento di fanteria paracadutisti ha avuto 50 morti, 225 feriti e 2 dispersi. Le perdite sostenute dalle altre unità impegnate – il 3° battaglione Ranger, i battaglioni di artiglieria, il 753o battaglione carristi, il 111o battaglione del Genio Combattente e il Gruppo italiano – devono essere aggiunte a queste cifre.56

Ufficiali esperti sul campo avevano avvertito dell’inutilità di attacchi frontali per conquistare le posizioni dei Tedeschi. Ciò nonostante, furono proprio gli attacchi frontali a essere ordinati, causando le perdite sopra riportate!57

San Pietro Infine58

Il borgo medievale di San Pietro Infine (“… un agglomerato di case di pietra grigia, ammucchiate in stile medievale, collocato sullo scuro e minaccioso pendio del Monte Sammucro…”)59, risalente al X-XI secolo e.v., dagli stretti vicoli lastricati in selce bianca, dalle costruzioni in pietra calcarea coi tetti in legno, trasformato in una roccaforte tedesca, subisce danni irreparabili durante 15 giorni di intensi bombardamenti, risultando uno dei territori più ferocemente conteso della Campagna d’Italia.60

Quella parte della popolazione (circa 800 persone)61 che non ha obbedito agli ordini del comando tedesco (arrivato a San Pietro la sera stessa dell’armistizio)62 di evacuare il paese, si è rifugiata inizialmente in grotte esistenti nel territorio. Ma l’esposizione diretta al tiro dei cannoni situati nella zona di Mignano e il ferimento di alcuni civili in esse ricoverati spingono la popolazione a cercare un’altra sistemazione più sicura.

Questa fu trovata nel vallone ovest del paese, in grotte scavate con picconi, pale e con qualsiasi altro attrezzo reperibile in quella circostanza63 in un terreno di tipo tufaceo (50064 persone circa). Piccole, fredde, umide, con un’apertura limitata verso l’esterno per ripararsi dalle schegge delle granate e dei proietti che possono esplodere nelle vicinanze, sono state scavate a forza di braccia. All’interno, in prossimità delle aperture, sono presenti delle protezioni fatte con pietre, tavole e terra, in un percorso a zigzag65, a imitazione delle trincee militari. Quasi tutte comunicano tra di loro, rendendo quindi possibile una fuga in caso di ostruzione dell’ingresso. Nel pavimento sono scavate delle piccole nicchie, ognuna capace di nascondere un uomo rannicchiato per sfuggire ai rastrellamenti dei Tedeschi. In caso di necessità, la buca è ricoperta con una tavola, con sopra uno strato di terra su cui si sistemano i familiari. Solo un piccolo foro nascosto permette al malcapitato sepolto vivo di respirare66. L’igiene è assente, per scarsità di acqua (la poca che c’era cadeva dal cielo, ed era preziosa per bere) e per il sovraffollamento. Compagni immancabili, pidocchi e pulci.

L’acqua manca, perché “… i Tedeschi hanno bloccato l’accesso all’unica fonte d’acqua potabile e hanno reso inservibili le cisterne, buttandovi delle carcasse di animali.67

Durante le riprese in paese, il regista John Huston è costretto a rifugiarsi in una grotta insieme al suo cameraman, a causa di un improvviso bombardamento. Cessati i colpi, le riprese risultano tuttavia impedite dal continuo tremito dell’operatore, che è chiaramente in crisi. Nella grotta c’è anche una bambina, di circa 7 anni, che si diverte ad accarezzare le guance del regista, che si interroga sul perché. Solo in seguito realizza che la bimba non aveva più memoria di un volto sbarbato! C’erano solo vecchi nel villaggio, e tutti avevano la “stoppia” sulle guance. Il 17 dicembre, dopo la partenza dei Tedeschi, il regista si mette alla ricerca della bambina, ritenendola un’orfana, per adottarla. Fortunatamente la ritrova in buona salute, contenta e in compagnia dei propri genitori!68

I danni sono talmente estesi (98% di distruzioni)69 che nel 1950 la popolazione si trasferisce più a valle, edificando un nuovo paese, utilizzando in parte anche alcune pietre dei fabbricati danneggiati nell’antico borgo millenario, ormai indistinguibile dal terreno roccioso che lo circonda.

Inizialmente abbandonato a se stesso, alle incurie del tempo e all’aggressione della vegetazione, il vecchio borgo viene “riscoperto” nel 1959 grazie ad alcune scene di un famoso film del regista Mario Monicelli, La Grande Guerra, girate tra le rovine del paese distrutto.

Anche le fasi della conquista del paese furono immortalate in un film di quello che sarebbe poi diventato un famoso regista, il capitano John Huston, dell’Army Signal Corps, unità aggregata al 143° reggimento di fanteria della 36a divisione di fanteria Texas.70 Il documentario realizzato, parzialmente “censurato”, è disponibile in rete con il titolo “The battle of San Pietro71. Quando il film fu visionato negli USA nel 1944, fu giudicato talmente realistico e impressionante, che le autorità militari ne vietarono la proiezione.

Nella sua autobiografia, “An open book”, Huston racconta, con fine ironia, come si svolse la prima proiezione del suo film.

Un certo numero di alti ufficiali dell’Esercito, tra cui un generale a 3 stelle72, sono presenti alla proiezione. A circa tre quarti del film, il generale si alza e lascia la sala di proiezione; si presume che quanto fino ad allora visto non gli sia piaciuto, per cui era doveroso per i restanti militari mostrare il loro disappunto. Naturalmente rispettando il loro grado, secondo le regole: non poteva certo un tenente colonnello uscire prima di un generale! E infatti il generale fu seguito dopo un minuto circa dall’ufficiale che lo seguiva nel grado, e quindi a uno a uno, con il militare di grado più basso che chiudeva la ritirata. “Che branco di stronzi! Qui se ne va San Pietro”, fu il pensiero del regista.73

Accusato di aver fatto un film “contro la guerra”, Huston replicò che non avrebbe mai fatto un film “pro-guerra”.

Ma quando il capo di stato maggiore dell’esercito USA, generale George C. Marshall chiede di vedere il film, le cose cambiano dopo la sua dichiarazione: “Questo film dovrebbe essere visto da ogni soldato americano in addestramento. Perché non scoraggia, piuttosto lo prepara allo shock del combattimento.

Come conseguenza di tale dichiarazione, il film fu universalmente apprezzato, tutti vollero vederlo, Huston fu decorato e promosso maggiore!74

I dintorni

Il Sacrario di Mignano Monte Lungo75

Vale la visita, non fosse altro che per ricordare il troppo spesso dimenticato contributo dell’Italia alla propria liberazione.

Il Sacrario è situato lungo la via Casilina, a circa 2 km dall’abitato di Mignano Montelungo, dove l’8 e il 16 dicembre 1943 si svolsero i primi combattimenti dei reparti regolari italiani contro i Tedeschi. L’unità italiana è denominata Primo Raggruppamento Motorizzato, dipende dal II Corpo d’Armata americano ed è costituita da 5.48676 uomini guidati dal generale Dapino, a cui succedette il generale Utili, sotto il quale venne ingrandito e trasformato nel Corpo Italiano di Liberazione. Sono qui sepolti i 973 caduti della guerra di Liberazione, provenienti dal vecchio cimitero di guerra di Monte Lungo e dai vari cimiteri militari sparsi lungo la penisola.77

Il cimitero tedesco di Caira78

A Colle Marino, frazione di Caira, a circa 3 km a nord di Cassino, si trova alla sommità di un’imponente collina il più importante cimitero tedesco in Italia. Iniziato nel 1959 dall’architetto Tischer e completato nel 1964 dal prof. Offrenberg, raccoglie in cinque terrazze adornate da pini, cipressi e iperico circa 20.10079 salme dei combattenti sotto la bandiera tedesca caduti nel meridione d’Italia (esclusa la Sicilia, dove è presente il cimitero di Motta S. Anastasia, con 4.561 caduti).

Camminando tra le tombe, tutte eguali e tutte ugualmente curate, molte ultima dimora di giovanissimi, non si può non riflettere sulle parole del Premio Nobel per la Pace Albert Schweitzer, riportate nell’opuscolo in distribuzione all’ingresso del cimitero:

Le tombe dei soldati sono grandi

predicatori di pace e il loro significato

come tale aumenterà nel tempo.”

Come arrivare al Parco della Memoria Storica

Si può utilizzare il seguente link.80 Il Parco è ben segnalato lungo il percorso di avvicinamento.

Conclusione

Quali parole migliori di quelle di John Huston?
“Imparai a nutrire grande rispetto per i contadini italiani. In volo di ricognizione si potevano vedere i contadini che tornavano ad arare non appena noi strappavamo la terra ai tedeschi. Al di là delle nostre linee niente era coltivato. A volte li vedevo che, avanzando faticosamente dietro ai candidi buoi, aravano una zona di terreno esposta al tiro dell’artiglieria, altre volte che tiravano l’aratro essi stessi. I campi erano stati minati e i contadini lo sapevano. Ogni giorno c’erano delle vittime che venivano ricoverate nell’ospedale da campo. Ma niente li fermava. Il terreno doveva essere arato.”81

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NOTE

1Feldmaresciallo (in tedesco Feldmarschall), supremo grado della gerarchia degli ufficiali generali nell’impero austriaco, in Germania e in Inghilterra (corrisponde al grado di generale d’armata in Italia e negli Stati Uniti d’America).

2Comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu processato a Mestre da un tribunale britannico nel 1947 per crimini di guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre stragi di innocenti, donne, vecchi e bambini, uccisi per “rappresaglia”). Fu condannato a morte, ma la condanna fu commutata nel carcere a vita. Tuttavia, già nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu scarcerato. Morì nel 1960.

3Il vecchio paese è situato a un’altitudine di circa 230 metri.

4Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 39

5Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 54

6Parker,M Montecassino. 15 gennaio-18 maggio 1944. Storia e uomini di una grande battaglia, Milano, Il Saggiatore, 2009, pag. 85

7Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 15

8Circa 300 secondo Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 285, nota 17

9Carloni,F. San Pietro Infine, Milano, Mursia, 2003, pag. 50

10Un fatto di rilievo fu senz’altro la dichiarazione di Roosevelt sulla “Resa incondizionata” che sarebbe stata imposta alle potenze dell’Asse, Germania, Italia e Giappone.

11Bryant,A. Trionfo in Occidente vol. 3, Milano, Longanesi, 1966, pag. 78

12Salmaggi-Pallavisini 1939-1945 Continenti in fiamme – 2194 giorni di guerra, Milano, Selezione dal Reader’s Digest, 1982, pagg. 381-382

13Liddell Hart, B.H. Storia militare della seconda guerra mondiale, Vol. 2, Milano, Mondadori, 1982, pag. 627

14Liddell Hart, B.H. Storia militare della seconda guerra mondiale, Vol. 2, Milano, Mondadori, 1982, pag. 626

15Episodio noto come “armistizio di Cassibile”, configurava in effetti una resa incondizionata, formalizzata il 29 settembre 1943 con il documento “Instrument of surrender of Italy

16Petacco,A. La nostra guerra 1940-1945, Milano, Mondadori, 2001, pag. 219

17L’Organizzazione Todt (OT), che prende il nome dal suo fondatore, l’ing. Fritz Todt, Ministro degli Armamenti e degli Approvvigionamenti, fu una impresa di costruzioni che operò dapprima nella Germania nazista, e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht, impiegando nel lavoro, quasi del tutto coatto, fino a 1,5 milioni di uomini e ragazzi. Dopo la morte di Todt, avvenuta per un incidente aereo nel 1942, l’OT fu diretta fino alla resa della Germania dall’architetto Albert Speer.

18Caddick-Adams,P. L’inferno di Montecassino, Milano, Mondadori, 2014, pag. 19

19Salmaggi-Pallavisini 1939-1945 Continenti in fiamme – 2194 giorni di guerra, Milano, Selezione dal Reader’s Digest, 1982, pag. 439

20Petacco,A. La nostra guerra 1940-1945, Milano, Mondadori, 2001, pag. 166

21Caddick-Adams,P. L’inferno di Montecassino, Milano, Mondadori, 2014, pag. 35

22Liddell Hart, B.H. Storia militare della seconda guerra mondiale, Vol. 2, Milano, Mondadori, 1982, pag. 639-640

23Liddell Hart, B.H. Storia militare della seconda guerra mondiale, Vol. 2, Milano, Mondadori, 1982, pag. 656

24Si contano oltre 300.000 soldati alleati tra morti, feriti, dispersi o prigionieri.

25Liddell Hart, B.H. Storia militare della seconda guerra mondiale, Vol. 2, Milano, Mondadori, 1982, pag. 660

26Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 286

28Caddick-Adams,P. L’inferno di Montecassino, Milano, Mondadori, 2014, pag. 29

29Short,N. German Defences in Italy in World War II (Fortress), Oxford, Osprey, 2006, pag. 61

30Liddell Hart, B.H. Storia militare della seconda guerra mondiale, Vol. 2, Milano, Mondadori, 1982, pag. 665

31Bryant,A. Trionfo in Occidente vol. 3, Milano, Longanesi, 1966, pag. 103

32Caddick-Adams,P. L’inferno di Montecassino, Milano, Mondadori, 2014, pag. 30

33La statale n. 7, via Appia, che segue la costa ovest, è molto più stretta e pertanto risulta sgradita agli strateghi militari in quanto poco adatta, con le sue continue strettoie, a una massiccia forza di invasione.

34CMH Pub 100-8, From the Volturno to the Winter Line, Washington, D.C., Center of Military History United States Army, 1990, pag. 97

35Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 265

36CMH Pub 100-9, Fifth Army at the Winter Line,Washington, D.C., Center of Military History United States Army, 1990, pag. 45

37Oberkommando der Wehrmacht, il comando supremo delle forze armate tedesche durante la seconda guerra mondiale.

38Caddick-Adams,P. L’inferno di Montecassino, Milano, Mondadori, 2014, pagg. 26-27

39Sono le micidiali Schrapnellmine (abbreviato in S-mine), una mina terrestre antiuomo contenente 360 sferette d’acciaio o schegge, molto temuta dai soldati per la sua forza letale, concepita più per mutilare che per uccidere. In tal modo il soccorso del ferito distoglie uomini dall’attacco per trasportarlo via in salvo. Una volta attivata dall’urto di un ignaro passante, le mine saltano in aria esplodendo più o meno all’altezza della vita, proiettando un nugolo mortale di shrapnel e frammenti d’acciaio in tutte le direzioni. E’ stata una delle mine più imitate anche dopo la fine della Seconda Guerra, prodotta in circa 1,9 milioni di esemplari.

40Ambrose,S.E Cittadini in uniforme, Milano, TEA, 2011, pag. 148

41Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 261

42CMH Pub 100-9, Fifth Army at the Winter Line,Washington, D.C., Center of Military History United States Army, 1990, pag. 46-47

43Carloni,F. San Pietro Infine, Milano, Mursia, 2003, pag. 21

44“La causa principale è una ischemia ai tessuti e ai nervi dei piedi, danni che possono manifestarsi entro 24-48 ore. L’entità del danno può variare. Nella prima fase i piedi sono arrossati e intorpiditi, poi subentra un gonfiore e un formicolio, quindi prurito e dolore, infine le vesciche, che possono infettarsi e trasformarsi in ulcere cutanee. Se non curata, la lesione ai piedi può portare all’amputazione e talvolta anche la morte”. https://it.wikipedia.org/wiki/Piede_da_trincea

45Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 256

46Utilizzati anche per trasportare i cadaveri dei caduti, i muli furono indispensabili per portare avanti la guerra di uno degli eserciti più meccanizzati del mondo. Essi sono una novità per molti soldati americani, e in un primo momento tutto deve essere improvvisato, inclusi i conducenti.

47CMH Pub 100-9, Fifth Army at the Winter Line,Washington, D.C., Center of Military History United States Army, 1990, pag. 90

48Caddick-Adams,P. L’inferno di Montecassino, Milano, Mondadori, 2014, pag. 35

49CMH Pub 100-9, Fifth Army at the Winter Line,Washington, D.C., Center of Military History United States Army, 1990, pag. 90

50Caddick-Adams,P. L’inferno di Montecassino, Milano, Mondadori, 2014, pag. 40

51Salmaggi-Pallavisini 1939-1945 Continenti in fiamme – 2194 giorni di guerra, Milano, Selezione dal Reader’s Digest, 1982, pag. 460

52AA.VV. Cassino 1944-2014, Ceprano, Historia, Storia & Militaria, 2014, pag 25

53Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 271

54Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 271

55Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 285

56Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 285

57Huston,J. An open book, London, Macmillan, 1981, pag. 109

58Il borgo medievale di San Pietro Infine, da non confondere con l’attuale omonima cittadina

59Blumenson,M. Salerno to Cassino,Washington, D.C., Center Of Military History United States Army, 1993, pag. 270

60Huston,J. An open book, London, Macmillan, 1981, pag. 109

61Carloni,F. San Pietro Infine, Milano, Mursia, 2003, pag. 68

62Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 22

63Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 36

64Carloni,F. San Pietro Infine, Milano, Mursia, 2003, pag. 68

65Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 38

66Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 40

67Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 20

68Huston,J. An open book, London, Macmillan, 1981, pag. 112-113

69Zambardi,R. Memorie di guerra, Venafro, Edizioni Eva, 2010, pag. 15

70Huston,J. An open book, London, Macmillan, 1981, pag. 109

71Qui con commento in italiano: The battle of San Pietro

72E’ un tenente generale (equivalente a un generale di corpo d’armata italiano)

73Huston,J. An open book, London, Macmillan, 1981, pag. 119

74Huston,J. An open book, London, Macmillan, 1981, pag. 119

75Coordinate GPS: 41.422691, 13.969057 ovvero 41°25’21.7″N 13°58’08.6″E

76CMH Pub 100-9, Fifth Army at the Winter Line,Washington, D.C., Center of Military History United States Army, 1990, pag. 28

77Tratto dallo stampato distribuito nel piccolo museo annesso, sul lato opposto della via Casilina: Sacrario Militare di Montelungo, Ministero della Difesa, Commissariato generale per le onoranze ai caduti, 2016

78Coordinate GPS: 41.528937, 13.821990 ovvero 41°31’44.2″N 13°49’19.2″E

79Cimiteri Militari Germanici, Kassel, D, Volksbund deutsche Kriegsgräberfürsorge e. V., 2016, pag. 5

80Coordinate GPS: 41.445823, 13.967185 ovvero 41°26’45.0″N 13°58’01.9″E

81Huston,J. An open book, London, Macmillan, 1981, pag. 114

Un pensiero su “San Pietro Infine: il villaggio fantasma

  1. Sempre meticoloso e preciso nell’esporre gli eventi di un periodo storico che nessuno avrebbe voluto vivere. L’autore riesce con l’uso di semplici ma penetranti parole a coinvolgere nelle varie fasi dalla narrativa di guerra che si succedono non tralasciando particolari che, posti nel loro insieme, diventano inediti; le stesse, fasi della guerra, ben documentate e meritevoli di non essere dimenticate, come il sacrificio e il dolore che tanti sono stati costretti a sopportare, mi fanno apprezzare questo testo. Ciro Esposito

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